VESTIVAL!
Racconti, visioni e libri da mettersi addosso
dal 5 al 12 ottobre a Cagliari Carbonia, Isili, Iglesias, Gonnesa, Quartu Sant’Elena, Sanluri, Villanovaforru e Villaputzu
Ideato e organizzato dalla Libreria per Ragazze e Ragazzi Tuttestorie, con il contributo di idee e testi Bruno Tognolini, il Festival Tuttestorie si rivolge un pubblico di bambine e bambini, ragazze e ragazzi da 0 a 16 anni, con uno spazio di approfondimento e formazione dedicato al pubblico adulto. Il programma prevede appuntamenti con ospiti internazionali fra scrittrici e scrittori, illustratrici e illustratori, artiste/i, scienziate/i, atelieriste/i ed esperte/i di letteratura per ragazzi.
Incontri, laboratori, spettacoli, narrazioni, performance, mostre ed eventi speciali saranno dedicati nel 2026 al tema dei VESTITI.
PASTA MADRE
“La scimmia nuda”: così è chiamato l’essere umano in un libro famoso. C’erano dei vantaggi, a quanto pare, a perdere il pelo: meno pulci, meno malattie; più sudore che evapora correndo nella savana, quindi più fresco; più pelle, più tatto, e per esempio più belle le carezze: quindi più amore, più figli, più stare insieme. Insomma molto meglio senza peli. Tanto poi contro il freddo e le spine inventiamo i vestiti. Solo come strumenti pratici, all’inizio.
Poi diventano anche segnali. I capi Sioux indossavano un copricapo fatto di pelli, piume, ossa, conchiglie e spine di porcospino e tutti capivano subito chi era il capo. Un polizotto si mette la divisa per far capire che è un poliziotto; oppure se la toglie per non farlo capire. Alcuni scelgono con cura i vestiti per sembrare eleganti; altri per non sembrare eleganti. Tutte le donne ormai indossano i calzoni, ma pochissimi uomini la gonna. Perché i vestiti danno segnali sui poteri, i mestieri, le idee, le patrie e i caratteri. Su come vogliamo essere visti. Dicono: io sono un tipo frizzante o posato, atletico o filosofo, eccentrico o normale. Dicono: guardatemi, o al contrario: non guardatemi. Dicono: io voglio ribellarmi, o al contrario: voglio essere come tutti. Oppure: voglio solo mettermi addosso la bellezza. Sono così importanti per noi i vestiti che non ne facciamo solo segnali, ma anche simboli. Quando diciamo “è un altro paio di maniche”, “mettiti nei suoi panni”, “mi ha attaccato un bottone”: stiamo parlando di vestiti? No, stiamo vestendo con simboli di vestiario ciò che ci accade.
E i bambini e le bambine? All’inizio dev’essere un tormento. I neonati mal sopportano i vestiti e strillano e strepitano. Dev’essere terribile avere addosso qualcosa che pizzica, stringe, tormenta, e quella piegolina che preme, e non potersi grattare. Ma poi si abituano, come i cuccioli di ogni specie. Forse anche perché i grandi di oggi ormai li vestono con capi morbidi, scarpe comode, tute e felpe per muoversi bene; e poi vestiti narrativi con supereroi e supereroine e principesse e principi dei film; e vestiti da piccoli adulti con cui giocare a essere un po’ uguali alla mamma, al papà o a quella zia là. Le bambine e i bambini si abituano, ma chissà se ne sono contenti? Magari glielo chiederemo.
Ed eccoci infatti al Vestival. Cosa c’entrano i vestiti con i libri e le storie? C’entrano eccome, per due motivi: perché le storie narrano i vestiti, e perché le storie sono specie di vestiti.
Le storie narrano molto di vestiti. Fin dagli abiti sontuosi delle fiabe: “Piantina scuotiti, d’oro e d’argento coprimi. Allora l’uccello le gettò un abito d’oro e d’argento…”. E via nel grande guardaroba delle storie. Coi vestiti che velano e svelano: come i mantelli dell’invisibilità di Harry Potter, e quelli elfici quasi identici di Frodo e Sam, che velano i corpi. O la giacca sudicia e puzzolente di Skellig, che vela e cela due grandi ali perché lui è un angelo. O i vestiti maschili che celano ragazze, come Joanna della Freccia Nera e Mulan di Disney; e quelli femminili che celano Achille finché non è pronto a essere un supereroe. E poi quelli che al contrario svelano e segnalano i tratti dei personaggi: come le Calzelunghe di Pippi, o gli abiti estrosi di Star Girl, che mettono subito in chiaro a tutti la loro eccentricità.
Come spesso accade con Tuttestorie, provare a ridurre tutto a qualche nome è complicato.
Il programma comprende infatti 390 appuntamenti tra incontri, laboratori, letture, narrazioni e performance. Circa 300 saranno ospitati a Cagliari, mentre altri 90 raggiungeranno scuole e biblioteche di Gonnesa, Iglesias, Quartu Sant’Elena, Sanluri, Villanovaforru, Villaputzu, Carbonia e Isili. Pasted markdown
Il filo conduttore sarà il vestire, affrontato non soltanto come gesto quotidiano ma per tutto ciò che un abito può rappresentare e raccontare.
A costruire questo immaginario contribuiranno anche i testi e le idee di Bruno Tognolini, la colonna sonora originale di Antonello Murgia e la grafica di Ignazio Fulghesu. Ci sarà persino un Armadio dell’Ufficio Poetico, curato da Emanuele Scotto e Matilde Marras e riempito dai pensieri dei bambini. Pasted markdown
Di tutto questo e ancora d’altro parlerà, narrerà, mostrerà, canterà, danzerà; e farà fare, vestire, costruire, indossare e magari sfilare il nuovo Vestival Tuttestorie ‘26.
È uno degli equivoci che vale la pena chiarire: Tuttestorie nasce intorno alla letteratura per ragazze e ragazzi, ma da tempo parla anche agli adulti.
Tra gli appuntamenti di questa edizione ci sarà un incontro dedicato a Maria Lai e alle sue opere tessili, partendo dalla presentazione in prima nazionale di Maria Mezzomondo, biografia fiabesca dell’artista di Ulassai scritta da Bruno Tognolini e illustrata da Gioia Marchegiani.
Sono inoltre previsti incontri sull’illustrazione, workshop dedicati alla moda e alla ricerca e un’edizione speciale del podcast Il Mondo Invisibile. Dai piccolissimi ai laboratori da indossare
Una sezione specifica sarà dedicata ai bambini da zero a sei anni, con performance e laboratori tattili, musicali, sensoriali e di movimento. Dal Brasile arriverà anche l’artista basco Ieltxu Ortueta con le performance Mumblu e Batu. Pasted markdown
Il tema del vestire uscirà però continuamente dalle pagine dei libri.
Si potranno scambiare abiti, costruire un grande mantello collettivo, inventare cappelli, esplorare guardaroba fantastici, incontrare circo, cinema e musica. Tra i progetti partecipati c’è anche La coperta di Yusuf, laboratorio della Cooperativa La Carovana legato al progetto della Biblioteca di Lampedusa nato in memoria del piccolo Yusuf, morto a sei mesi durante una traversata verso l’Italia.
Perché è difficile trovare un festival capace di prendere i libri e farli uscire così tanto dai libri.
All’EXMA una storia può diventare un abito, un movimento, un disegno, una voce, un gioco o qualcosa da costruire insieme. Bambini e adulti possono attraversare lo stesso festival seguendo percorsi completamente differenti.
Dal 7 all’11 ottobre, quindi, all’EXMA di Cagliari non bisognerà soltanto scegliere cosa leggere.
Questa volta bisognerà decidere anche quale storia mettersi addosso.
INFO E PROGRAMMA SU:







